Oversleep

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NOTA PER LA COMPRENSIONE: La scorsa settimana ha visto concludersi la brevissima open beta di Overwatch, il nuovo “sparatutto in prima persona ad eroi” di Blizzard. Com’è andata la prova di uWarfare? Continuate a leggere…

Che siate o meno simpatizzanti di Blizzard Entertainment è indubbio che quando la software house Californiana si mette in testa di fare qualcosa il prodotto finale merita quantomeno un’occhiata. Questa è la loro prima volta con un FPS e perciò la mia attenzione era rivolta a questo progetto già da lungo tempo.

Quella che segue però non vuole essere una recensione completa, piuttosto una sorta di… “Overwatch potrebbe interessarmi se sono un giocatore di FPS Arena?”

La risposta non è semplice. Soprattutto perché nonostante Overwatch sia tecnicamente un FPS non è affatto un diretto concorrente di UT o degli altri FPS Arena che amiamo/odiamo. Il suo corrispettivo più immediato, ad occhio e croce, è Team Fortress. Gioco con il quale ha molti punti di contatto ma anche diversi aspetti divergenti (perlopiù in positivo direi).

Ma partiamo dall’inizio: la prima cosa che un Unrealer noterà è che i movimenti sono tarati per essere quanto più base possibile. Abbiamo solamente WASD e il salto. Stop. Niente corsa (se non tramite abilità speciali di alcuni personaggi, come lo scatto del Soldato 76 durante il quale è però impossibile sparare) e la velocità di camminata varia per ogni eroe, ma si attesta sempre sul medio-lento. Perciò sotto questo aspetto non c’è davvero niente di interessante.

La seconda cosa notevole è che questa lentezza generale rende gli altri giocatori facilissimi da colpire. Riuscivo a infilare sequenze di colpi impressionanti a tutti, tanto da farmi sospettare che ci fosse un autoaim attivo (ne ho ancora il sospetto in realtà). Il guaio è che anche per gli altri noi siamo facilissimi da colpire e lo scarso arsenale di manovre evasive a nostra disposizione fa sì che si muoia abbastanza facilmente.

Ma è proprio alla rinascita che possiamo usufruire della feature che rende Overwatch più interessante di Team Fortress, ovvero della possibilità di cambiare al volo il nostro eroe. L’altro team ha una fastidiosa Widowmaker? Che oneshotta i membri del tuo team e attiva addirittura un bel Wall Hack che permette a tutta la squadra avversaria di vedere i tuoi compagni attraverso i muri? Bene, sceglila anche tu e dimostra all’altra quanto è divertente il suo arsenale!

Il vero problema è che la morte si rivela presto un’esperienza frustrante. E non solo per chi muore ma potenzialmente anche per chi uccide! Innanzitutto c’è un respawn timer durante il quale vedremo il frag della nostra morte dal punto di vista dell’avversario. Questa cosa non solo può infastifire il nostro carnefice, che vede il suo eventuale nascondiglio rivelato, ma soprattutto noi poiché siamo già costretti a tornare alla nostra base di partenza che è, quasi sempre, ben lontana dall’azione e questo timer dilata ancora di più i tempi. Al secondo o terzo frag l’idea di rifarsi a piedi il percorso diviene già abbastanza snervante e il respawn timer non fa che intaccare ulteriormente la pazienza.

Se poi aggiungiamo che il level design è sempre molto semplice e con variazioni sull’asse Z ridotte all’osso direi che la morte in Overwatch è fin troppo punita.

Insomma, per tirare le somme, il gameplay di Overwatch è davvero tanto semplificato e pensato per il joypad per risultare minimamente interessante al giocatore di Arena FPS, specialmente per noi popolo di UT. Overwatch è un gioco talmente basilare da essere ideale per un neofita che però, se vorrà proseguire, dovrà presto fare i conti con il classico paradigma dei giochi Blizzard, ovvero che “la conoscenza è potere”.

Sono gli eroi il vero punto di forza del gioco (anche la cosa più riuscita per il momento) e la vittoria andrà a chi conoscerà meglio i vari personaggi, saprà vedere quali eroi hanno scelto gli avversari e sarà in grado di adattarsi di conseguenza.

Personalmente l’idea non mi interessa. A fronte di un ottimo character design sono un po’ troppe le cose mi hanno lasciato un’impressione meno che entusiasta. Perciò, no. Questa volta mamma Blizz non avrà i miei soldi.